A Milano, il teatro diventa cucina e la cucina diventa spettacolo grazie a Maria Pilar Pérez Aspa e al suo progetto “Racconti di Zafferano – Il rito della sopravvivenza non si celebra da soli”. Qui il cibo non è semplice nutrimento, ma un filo che unisce cultura, memoria e convivialità.
L’idea di Maria Pilar è chiara e affascinante: mangiare e raccontare convivono nello stesso atto. Le parole e il cibo si nutrono a vicenda, creando un’esperienza multisensoriale in cui la storia della gastronomia si intreccia con la letteratura. Pagina dopo pagina, dalle memorie di Cervantes a quelle di Proust, da Montanari a Fernando de Rojas, i testi si mescolano alle ricette e ai piatti, trasformando il tavolo da pranzo in un palcoscenico.
Durante la cena-spettacolo, l’attrice cucina per tutti una paella di carne secondo la ricetta dell’epoca cervantina, mentre racconta storie e curiosità legate al cibo, alla fame e alla ritualità della tavola. Ad accompagnare la degustazione ci sono i vini selezionati dall’Azienda Agricola Vitivinicola Casa Garello dell’Oltrepò Pavese: dal Barbera Carlo al Pinot Nero Arbi, dalla Croatina Marchesa al rosso affinato in rovere Sabbione.
Non è un caso se la stampa parla di un’esperienza unica: “Il posto migliore a Milano dove mangiare paella di carne? A teatro. Il miracolo lo compie Maria Pilar Pérez Aspa” scrive Diego Vincenti de Il Giorno, mentre Marazzani de Il Giornale di Brescia sottolinea come lo spettacolo sia “comunione e condivisione… storia di cucina, storia di cultura”.
Attrice pluripremiata – dai premi Ubu al premio nazionale Virginia Reiter – Maria Pilar porta in scena decenni di esperienza teatrale internazionale, collaborando con nomi del calibro di Luca Ronconi, Peter Greenaway e Gabriele Vacis, oltre a curare progetti di traduzione e regia che uniscono letteratura e palcoscenico.
Biglietti e info
Posto unico non numerato: €35,00
Acquisto presso la biglietteria del Teatro o online: Teatro Manzoni
Disponibile anche tramite Ticketone.
“Racconti di Zafferano” non è solo uno spettacolo, è un invito a riscoprire il rito della tavola come atto culturale, un’esperienza in cui si cucina, si racconta e si mangia, insieme agli altri. Perché, come ricorda l’attrice, il rito della sopravvivenza non si celebra da soli.

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