In una Milano che corre veloce tra nuovi format e ristorazioni iper-concettuali, c’è chi sceglie una strada diversa: rallentare e tornare all’essenziale. È questa la direzione intrapresa da La Sciura, nuova trattoria milanese inaugurata l’8 gennaio in via Vincenzo Monti, nel cuore di una zona residenziale elegante e vissuta, dove la ristorazione di prossimità aveva lasciato spazio a un vuoto silenzioso.
La Sciura nasce con un’idea precisa: essere un luogo quotidiano, riconoscibile, in cui entrare senza occasioni speciali. Niente nostalgia da “vecchia Milano” e nessuna rincorsa alle mode del momento. Qui la tradizione milanese e lombarda è proposta con naturalezza, in un ambiente intimo e curato, pensato per inserirsi nel ritmo reale del quartiere.
Il progetto è firmato da Fabrizio Casolo, che ha osservato attentamente il contesto prima di dare forma al locale: una zona abitata stabilmente, con residenti che cercano un posto affidabile per pranzi e cene informali, dove ritrovare sapori familiari e un’atmosfera accogliente.
Un nome che crea subito connessione
“La Sciura” è una parola che a Milano non ha bisogno di spiegazioni. Fa parte del linguaggio quotidiano, evoca figure attente alla qualità, ironiche, presenti nella vita del vicinato. Un termine immediato e affettuoso, che ha incuriosito i residenti già dall’apparizione dell’insegna e che oggi diventa dichiarazione d’intenti: un locale che vuole essere parte del tessuto urbano, non un corpo estraneo.
Un interno cozy, tra città e memoria
Con 34 coperti interni e circa 30 nel dehor, La Sciura mantiene volutamente una dimensione raccolta. L’ambiente dialoga con l’immaginario cittadino senza cadere nel citazionismo nostalgico: fotografie in bianco e nero, richiami discreti alla Milano degli anni Settanta, alla Galleria Vittorio Emanuele, alle sciure di quartiere.
Il verde salvia domina lo spazio in due tonalità, accompagnato da divani in velluto, sedute in legno testa di moro e luci calde. Il risultato è un piccolo salotto urbano, elegante ma informale, pensato per essere vissuto con naturalezza. Anche il dehor, leggermente separato dalla strada, conserva una sensazione di privacy che invita a fermarsi.
Tradizione milanese, senza sovrastrutture
La cucina segue la stessa filosofia: pochi passaggi, materia prima selezionata e rispetto delle ricette. Un comfort food che parla chiaro, senza reinterpretazioni forzate.
Gli antipasti raccontano subito l’identità del locale: degustazione del salumificio Gamba con giardiniera fatta in casa e focaccia calda, nervetti di vitello all’agro, mondeghili con salsa tartara, lingua salmistrata con bagnetto verde e soffice di porcini con Grana Padano e nocciole.
Il risotto alla milanese è uno dei cardini della proposta, disponibile anche nella versione “di mezzo” con ossobuco in gremolada, pensata per chi desidera un piatto completo senza percorsi articolati. Accanto, altri grandi classici come risotto ai porcini, pizzoccheri valtellinesi, pappardelle al cinghiale e gnocchetti di patate con fonduta di formaggi.
Tra i secondi spicca la Cotoletta de La Sciura, proposta in versione di vitello e con un posizionamento di prezzo accessibile, coerente con l’idea di una trattoria da frequentare spesso. Completano la carta la guancetta di manzo brasata al vino rosso con polenta, la tartare di vitella Varzese con tuorlo fritto e gremolada e alcune proposte stagionali.
Dolci e contorni restano fedeli alla stessa linea: tiramisù tradizionale, panna cotta alla vaniglia, pere al vino rosso e sbrisolona con salsa al mascarpone e cannella.
Una trattoria che vuole restare
La carta dei vini è essenziale, concentrata su Lombardia e Nord Italia, costruita per accompagnare la cucina senza sovrastarla e con un’attenzione concreta alla correttezza dei prezzi.
La Sciura non cerca l’effetto wow, ma qualcosa di più raro oggi: continuità. Un luogo che parla al quartiere, che invita a tornare, che restituisce alla trattoria il suo ruolo più autentico nella città. A Milano, una scelta che è già una dichiarazione di stile.
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