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Quando il cibo degli anime esce dallo schermo: da Itadakimasu a Maido!, il racconto continua a tavola

Chi ama gli anime lo sa: il cibo non è mai solo cibo. È una pausa narrativa, un gesto di cura, un momento di quotidianità che rende i personaggi più umani, più vicini. Un onigiri condiviso, una piastra fumante, una ciotola di ramen mangiata in silenzio raccontano spesso più di mille dialoghi.

È proprio da qui che nasce l’incontro tra la mostra Itadakimasu. Le storie nascoste nella cucina degli anime e Maido!, partner di un progetto che unisce immaginario pop e esperienza reale, trasformando la visione in appetito e l’appetito in racconto.

Dal manga alla città, passando per la tavola

In scena a Milano fino ad aprile negli spazi di Spazio Varesina 204, la mostra accompagna il visitatore in un viaggio nella cucina giapponese così come l’abbiamo conosciuta attraverso anime e manga: non come esercizio estetico, ma come linguaggio culturale fatto di gesti, simboli e rituali quotidiani.

Ideata e prodotta da Vertigo Syndrome e curata dal food creator Sam insieme alla scrittrice Silvia Casini, Itadakimasu mette al centro quei piatti che popolano da decenni l’immaginario animato giapponese. Non comparse scenografiche, ma veri protagonisti emotivi.

Ed è difficile non pensare che, una volta usciti dalla mostra, venga voglia di assaggiarli davvero.

Onigiri, comfort food narrativo

Negli anime gli onigiri sono ovunque: nello zaino durante un viaggio, tra le mani di chi si prende cura di qualcun altro, sul tavolo di una cucina domestica. Rappresentano attenzione, protezione, affetto. Riso modellato a mano, pensato per essere portato con sé e condiviso.

Lo stesso spirito si ritrova da Maido!, dove l’onigiri resta un gesto semplice, da mangiare con le mani, senza sovrastrutture. Comfort food puro, che parla la lingua della quotidianità raccontata negli anime.

Okonomiyaki: Osaka, piastra e immaginario pop

Poi c’è lui, l’okonomiyaki. Piatto simbolo di Osaka, ma anche manifesto culturale di una cucina vissuta, popolare, conviviale. La frittella salata cotta sulla piastra, con salsa okonomi, maionese giapponese, alghe e scaglie di bonito che danzano al calore, è un’immagine che molti riconoscono immediatamente.

Per chi è cresciuto con gli anime anni ’80 e ’90, richiama atmosfere familiari: locali informali, incontri casuali, dialoghi leggeri. Una cucina che fa da sfondo alla vita, non da palcoscenico. Ed è proprio questa l’anima di Maido!, che ha portato a Milano lo street food giapponese più iconico, restituendolo nella sua forma più autentica.

Quando la mostra apre l’appetito

La forza della collaborazione tra Itadakimasu e Maido! sta tutta qui: il cibo come ponte tra ciò che si guarda e ciò che si assaggia. La mostra stimola la curiosità, racconta origini e significati. La tavola completa l’esperienza, rendendola fisica, concreta, memorabile.

Per questo nasce una convenzione pensata come invito a proseguire il viaggio:

  • presentando uno scontrino Maido! di almeno 15 euro, il biglietto della mostra è disponibile a prezzo ridotto;

  • mostrando il biglietto della mostra da Maido!, con una spesa minima, l’okonomiyaki diventa un regalo.

Un circolo virtuoso tra immaginario e realtà, tra cultura pop e gusto.

Dopo i titoli di coda, resta la fame

Negli anime, dopo una scena di cucina, arriva quasi sempre il momento di mangiare. Succede anche qui. Dopo aver attraversato immagini, storie e ricordi legati al cibo giapponese, la fame è inevitabile.

A quel punto, Maido! non è solo un ristorante: è il luogo dove la narrazione continua, dalla carta allo schermo, dallo schermo alla piastra, fino all’ultimo morso.

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