C’è qualcosa di profondamente toccante nel vedere un’idea nata settant’anni fa per le Olimpiadi di Cortina trasformarsi in un’opera viva, interattiva e partecipativa, capace di parlare ai nostri giorni segnati da conflitti e fratture. Franco Albini diceva: “Occorre usare la matita come una spada”. Ecco, qui quella matita diventa un cerchio che abbraccia il mondo, un invito a riconoscersi, a dialogare, a condividere la pace.
Dal 12 marzo al 30 aprile 2026, la Fabbrica del Vapore ospita questo manifesto contemporaneo: un’installazione che non è solo da guardare, ma da vivere. Chiunque potrà lasciare il proprio messaggio di pace, diventando parte attiva di un gesto collettivo, corale, poetico. Non è nostalgia, è presa di posizione: l’arte, il design, la bellezza, diventano strumenti concreti di dialogo e coesione.
E non è tutto. Gli studenti del Politecnico di Milano, guidati da Ico Migliore dello Studio Migliore+Servetto, realizzeranno cinquanta modellini reinterpretando il Totem Olimpico con materiali diversi. Le loro creazioni entreranno a far parte della mostra Milano Cortina Andata e Ritorno 1956–2026, allestita nella nuova sede della Fondazione Franco Albini in via Saffi. Un passaggio di testimone tra generazioni, tra chi ha progettato un futuro di pace e chi lo continua oggi.
Marco Gallotta, artista italo-americano, racconta i cerchi come simbolo di unità, continuità e relazione: “Un invito a fermarsi, ascoltare e riconoscersi parte di una stessa comunità umana”. E Francesco Barone di Barone Italia aggiunge che la scelta dei materiali e delle tecniche artigianali rende l’opera anche un messaggio di sostenibilità: pace e cura del pianeta vanno di pari passo, perché le scelte quotidiane sono anche culturali.
Questo Totem non resta confinato a Milano: inizierà un tour internazionale verso città simbolo del design, dell’arte, della diplomazia e dello sport – New York, Parigi, Londra, Tokyo, Sydney, Rio de Janeiro, Ginevra – portando con sé workshop, conferenze e incontri sul tema “Le arti come linguaggio di pace”.
Partecipare a “Cerchi di Pace” significa sentire che l’arte non è solo contemplazione, ma scelta, responsabilità, impegno. È ricordarsi che prima di ciò che ci divide, c’è ciò che ci unisce. Cinque metri di cerchi sospesi nell’aria diventano un abbraccio simbolico che attraversa tempo, generazioni e confini. E mentre si lascia il proprio messaggio sulla superficie dell’opera, si sente che la pace, l’inclusione e la sostenibilità non sono utopie: sono possibilità concrete, scelte quotidiane, azioni condivise.

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