Mangiare sano ma desiderare junk food. Accettare il proprio corpo mentre veniamo bombardati da modelli irraggiungibili. Invocare limiti e regole, ma sognare prestazioni sempre più estreme. Difendere la stabilità affettiva e, allo stesso tempo, celebrare l’eterna possibilità di ricominciare da capo. È il paradosso quotidiano dell’uomo occidentale, sospeso tra etica ed estetica, tra ciò che sarebbe giusto e ciò che appare desiderabile.
In Corto Circuito, Manera porta in scena questo cortocircuito permanente attraverso monologhi e personaggi che parlano il linguaggio del presente. La comicità diventa strumento di chiarezza, non di fuga: una lente deformante che, proprio perché fa ridere, riesce a dire la verità. Al centro dello spettacolo, il confronto con una sorta di “dio laico” della modernità, una voce tentatrice che incarna aspettative sociali, mode, performance e contraddizioni. La domanda resta sospesa fino alla fine: è possibile scegliere una direzione senza perdersi?
Nato a Milano e cresciuto a Salò, Manera è da decenni uno dei volti più riconoscibili e amati della comicità italiana. Dai palcoscenici del cabaret alla televisione – impossibile non citare Zelig – ha costruito una carriera solida, popolata da personaggi diventati parte dell’immaginario collettivo. Ma è forse in teatro che emerge con più forza la sua capacità di unire ironia e riflessione sociale, come dimostrano titoli diventati cult tra il pubblico.
Parallelamente, cinema e radio hanno arricchito il suo percorso: da anni è voce quotidiana su Radio24, dove continua a esercitare quello sguardo lucido e disincantato sulla realtà che è anche il cuore di questo spettacolo.
Ospitato al Teatro Manzoni, Corto Circuito non è solo uno show comico, ma un invito a riconoscersi. Perché ridere delle nostre incoerenze, oggi, è forse il primo passo per sopravvivere con un minimo di consapevolezza all’inquieto vivere dell’uomo moderno.

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