Passa ai contenuti principali

Fermenta, quando la pizza diventa viaggio: dall’Abruzzo alla Colombia, con l’impasto come lingua comune

C’è un momento preciso in cui un progetto smette di essere solo un indirizzo da segnare in agenda e diventa un racconto che si muove. Per Fermenta quel momento coincide con l’idea di uscire dai confini, non per esportare un modello, ma per metterlo in discussione. Dopo la Malesia, oggi il viaggio porta lontano, dall’altra parte dell’oceano: in Colombia, dove la pizza italiana incontra nuove mani, nuovi sguardi, nuove storie.

Fermenta nasce a Chieti, ma non ha mai avuto l’orizzonte corto. È un progetto costruito nel tempo da Luca Cornacchia e Giorgia Santuccione, due percorsi diversi che si intrecciano in una visione comune: la pizza come gesto contemporaneo, fatto di tecnica, territorialità e cura. Oggi quella visione attraversa l’Atlantico e approda a Bogotá, ospite di Famiglia Pizzeria.

Non è una trasferta lampo, né un’operazione vetrina. Dal 26 al 28 febbraio, Fermenta porta in Colombia una settimana densa di eventi, formazione e condivisione, pensata come un laboratorio aperto. Perché viaggiare, per Cornacchia e Santuccione, significa soprattutto ascoltare. Mettersi in relazione. Lasciare che l’impasto cambi leggermente sotto un altro clima, che le farine reagiscano in modo diverso, che la pizza diventi terreno di dialogo.

Il primo appuntamento è “Famiglia and Friends – Amici & Pizza vol. II”: una serata informale, conviviale, quasi domestica. Snack, fritti e pizze servite in piedi, tra pizzaioli, pubblico e addetti ai lavori. Un modo diretto di raccontarsi, senza filtri, come si fa tra persone che parlano la stessa lingua anche se arrivano da mondi lontani.


Il giorno dopo, la pizza si fa racconto didattico. Cornacchia entra nella scuola di cucina Gato Dumas per incontrare studenti e docenti. Non una lezione frontale, ma uno scambio: il percorso di Fermenta, l’evoluzione della pizza contemporanea, il metodo come strumento per trovare un’identità. Perché la tecnica, quando è condivisa, smette di essere segreto e diventa possibilità.

La sera del venerdì è tutta giocata sul dialogo: una cena a quattro mani con Mauricio Peña, dove Italia e Colombia si incontrano piatto dopo piatto. Pizze iconiche di Fermenta, interpretazioni firmate Famiglia, abbinamenti pensati per accompagnare un confronto che non cerca vincitori, ma equilibrio.

Il sabato è il tempo dell’approfondimento. Una masterclass sugli impasti: farine, fermentazioni, scelte tecniche che costruiscono un’identità riconoscibile. Tre ore intense, chiuse da una degustazione collettiva e dalla consegna dei certificati. Ma il vero attestato, qui, è l’esperienza condivisa. Mani che impastano insieme, domande che attraversano le differenze culturali, fotografie che fissano un momento di crescita comune.

Fermenta, in fondo, continua a fare quello che ha sempre fatto: raccontare se stessa attraverso la pizza. Solo che ora quel racconto cambia geografia. Dall’Abruzzo al mondo, senza perdere il centro. Perché quando la pizza diventa strumento di dialogo culturale e umano, il viaggio non è mai una fuga. È un ritorno continuo al senso più profondo del fare: condividere.


Commenti

Post popolari in questo blog

Arburent – Osteria di Confine: Castelnuovo Scrivia riscopre i sapori delle Quattro Province

Arburent – Osteria di Confine: Castelnuovo Scrivia riscopre i sapori delle Quattro Province Castelnuovo Scrivia (AL) si prepara ad accogliere una nuova esperienza gastronomica: “ Arburent – Osteria di Confine ” , il progetto firmato dallo chef Federico Costa , giovane talento piemontese, che torna nella sua città natale per raccontare con la cucina l’anima del territorio. L’apertura è prevista per metà novembre 2025 . Un’osteria tra tradizione e contemporaneità Il nome Arburent , dal dialetto locale “prezzemolo”, simboleggia la semplicità e la capacità di legare elementi diversi, proprio come i sapori delle Quattro Province : Alessandria, Pavia, Genova e Piacenza . Qui, la pianura incontra l’Appennino e i dialetti si mescolano, dando vita a una biodiversità culinaria unica , fatta di carni, salumi artigianali, verdure spontanee e pesce proveniente dal Mar Ligure lungo le Vie del Sale . L’Osteria di Confine di Costa sarà un locale intimo, con pochi coperti, grande cura al dettaglio...

Riserva San Massimo: dove la terra respira e l’uomo ascolta

L’equilibrio perfetto tra lavoro, natura e rispetto del tempo C’è un luogo, nel cuore della Valle del Ticino , dove la nebbia del mattino si posa sui campi come una carezza, e dove ogni passo racconta una promessa mantenuta. È la Riserva San Massimo , più di seicento ettari di natura viva, custoditi con la cura di chi sa che la vera ricchezza non si misura in raccolti, ma in armonia. Il lavoro dell’uomo come atto d’amore Tra le risaie, i canali e le rogge, si muove la mano sapiente dell’agricoltore. Non c’è automatismo né fretta: c’è attenzione. C’è l’occhio che riconosce la consistenza della terra, l’orecchio che sa leggere il rumore dell’acqua. Alla Riserva San Massimo , il lavoro nei campi è un atto quotidiano di responsabilità e rispetto , non un gesto meccanico. Ogni chicco nasce da un dialogo costante con la natura, da un equilibrio costruito con pazienza e passione.  La missione: coltivare in armonia con la terra Alla Riserva San Massimo , la terra non si sfrutta, si ...

Meat Ball Day 2026: le polpette da non perdere tra Milano, Brianza e Roma

Etonogenee, trasversali, democratiche. Le polpette sono uno di quei piatti capaci di attraversare culture, territori e stili di cucina senza perdere mai il loro potere consolatorio. Il 9 marzo , in occasione del Meat Ball Day 2026 , diventano il pretesto perfetto per raccontare come un boccone apparentemente semplice possa trasformarsi in manifesto gastronomico, ricordo d’infanzia o gesto identitario. Da Milano a Roma, passando per la Brianza, ecco una mappa golosa per celebrarle come meritano. Milano: tradizione, vegetale e contaminazioni Da Giardì , in zona Centrale, la polpetta cambia paradigma ma non perde comfort. Qui è vegetale, plant-based al 100%, e prende forma nei Mondegreen : legumi, patate e broccoli, con mayo alle erbe. Un piatto che convince vegani, curiosi e onnivori, dentro un ristorante che racconta una cucina internazionale, stagionale e accessibile, senza ideologie ma con molta sostanza. All’estremo opposto, ma con la stessa capacità di rassicurare, Il Mannarino...